anamorfosi : re-visione

URBAN FANTASY by Anamorphosis Architects [Transparency in lightbox, 106x126 cm 1998]Buongiorno…; una parola pronunciata con voce spenta; proiettata attraverso gli occhi stanchi…; mentre ricordi il tempo di un’andatura selvaggia e violentemente veloce! Incerto su dove esattamente stavi galoppando… eppure determinato ad insistere! I tuoi occhi cambiavano colore e pericolosamente -per alcuni- luccicavano, nel tentativo di rendere meno gravoso il pantano che stavi faticosamente affrontando. ‘Un enorme torchio’, la città che hai visitato, ‘piena di persone pigiate come l’uva’. E all’improvviso… ecco una speranza! L’ ‘estate’ che avevi sperimentato solo nella tua anima. Un’estate grigia e torturata in un primo momento. Ma poi, un autentico orgasmo di scarica creativa che rifulgeva nei tuoi occhi come un arcobaleno.

Le ombre psichedeliche degli ‘esteriori’ fumi asfissianti cercavano di sedurre i tuoi pensieri ‘interiori’ che tu, infine, hai sentito di poter trasformare in un discorso. Lo sguardo sembrava congelato verso un bianco abbagliante e un -abbastanza lungo- attimo di latenza; alla fine è stato il primo passo che ha portato alla seconda sorpresa. La forza di Gravità ha abbandonato la tua mano e il tuo sguardo si è riempito di lettere, A, pi, Φ… Scene che hai osato trascrivere in modo diverso, con una licenza poetica che alla fine ha portato l’inchiostro ad essere versato. Per scorrere…

ANAMORFOSI

revisione

~ pensieri ri-viste da
anna stereopoulou

What you are listening to are musicians performing psychedelic music
under the influence of a mind-altering chemical called… [1]

…la Fata Verde oppure i Colori dell’Arcobaleno

L’irreprensibile Oscar Wilde [1854 – 1900] scrive di questo intruglio verde; l’Assenzio (ovvero la Fata Verde, la Musa Verde, la Strega Verde o il Diavolo Verde). La bevanda dei poeti del XIX secolo in Europa è stata una novità per quei tempi, che è stata sviluppata e prodotta in grandi quantità. Il suo colore verde ha dato origine alla leggenda di questa fata, che è stata “liberata” in una nuvola aromatica non appena l’acqua venne aggiunta alla bevanda. Il suo compito era quello di rubare il talento di menti brillanti e allontanare la mediocrità, trasformando in genio chi ne beveva. Dopo essere stato dichiarata nociva, e aver dovuto affrontare numerosi ostacoli imposti dall’ industria degli alcolici e dai governi dell’epoca, il Nettare dei Poeti, come viene anche chiamato, finalmente riuscì a diventare una delle bevande più popolari e ad ispirare molte opere di artisti, come ad esempio Pablo Picasso, Vincent van Gogh, Amedeo Modigliani, Édouard Manet, Ernest Hemingway, Charles Baudelaire, Edgar Allan Poe e il seguace patafisico Alfred Jarry. La Patafisica non è altro che un’estensione della Metafisica, abbracciata da molti artisti surrealisti, come Eugène Ionesco. La libera capacità, donata da questo liquore, di dare nuove spiegazioni ai vari fenomeni o alle situazioni, potrebbe essere considerata inverosimile per alcuni ma anche come una vera “ancora di salvezza” per altri. Se, ad esempio, capitasse di svegliarsi la mattina e vedere l’albero nel nostro giardino sradicato, la spiegazione più logica sarebbe che, durante il temporale della sera precedente, un fulmine ha colpito e abbattuto quell’albero. Al contrario, un amante della Patafisica darebbe una più semplice (!) spiegazione, cioè che, mentre dormiva, un veicolo spaziale del nostro pianeta più vicino è sbarcato nel nostro giardino e il suo equipaggio alieno ha sradicato l’albero.

La prospettiva definita da ciascuno di noi come una spiegazione logica sta solo nei nostri occhi. La realtà è diversa per ognuno e tutti dovrebbero avere la libertà di sostenerla. Come solo un poeta, o un artista potrebbe fare, accompagnato dalla Fata VerThe Absinthe Drinker [Viktor Oliva (1861 - 1928)]de. Proibire tali bevande / sostanze, a volte, come fu nel XIX secolo e gli inizi del XX secolo, era il modo più diretto con cui le autorità cercavano di impedire la libertà di pensiero. L’ispirazione che riceve la nostra mente e la nostra anima per creare (a prescindere del soggetto, l’età o il colore) esiste solo dentro di noi ed avviene con o senza il consumo di sostanze, o nemmeno il mito del bisogno dell’uomo di contraffare la verità per dare una spiegazione a situazioni difficili che vogliono essere rese comprensibili o accettabili. Nonostante questo, il colore verde (“il colore dell’ apatia, simile allo sguardo della mucca”, come W. Kandinsky descrive), era l’unica via d’uscita e la più semplice transizione/rifugio dalla durezza del nero prevalente in quel periodo.

Il Nero, come caratteristica del temperamento umano, è notato ripetersi ad intervalli nella storia umana. Il concetto di “crisi” non è limitato alle condizioni economiche, ma tocca anche le aree più importanti e delicate della società, quali la cultura, l’istruzione, il pensiero, la vita quotidiana, la politica, e la salute. Una delle grandi ondate oscure sperimentate in tutta Europa in passato, oltre alle guerre, fu la Morte Nera (1347), a partire principalmente dall’Italia (viaggiando sulle navi genovesi dal Mar Nero verso la Sicilia). Nonostante la forte crescita che era stata osservata fino a allora nel campo della scienza, le conoscenze in medicina erano ancora scarse, perciò affrontare la Suina diventò impresa impossibile, ed infatti per questo seminò la morte di quasi un terzo della popolazione europea del tempo, una epidemia che durò circa 300 anni. La Peste Nera, come viene anche chiamata, fu certamente uno stimolo per determinare grandi passi avanti in medicina, ma creò anche un intero filone filosofico, noto come Danse Macabre (Francia) [o Danza Macabra (Italia), Totentanz (Germania)]. Esso non è niente di più, solo un’allegoria sulla universalità della morte, pensiero che ha prevalso proprio durante l’ultimo periodo del Medioevo : la morte accomuna tutti, senza discriminazione. Lo scopo di questa filosofia è stato quello di ricordare alla gente quanto sia fragile la loro vita e quanto vane siano le glorie della vita terrena. Inoltre fu proprio in quel periodo che fiorì la musica Medievale e Rinascimentale evolvendosi fino ad oggi, ispirando artisti contemporanei provenienti da vari generi, come Dead Can Dance (gothic elettronica), Eric Burdon & The Animals con il brano psichedelico The Black Plague (dall’album Winds of Change, 1995) e l’album Dance of Death (2003) della heavy metal band Iron Maiden. Ma come potremmo mai dimenticare August Strindberg [1849 – 1912] autore di The Dance of Death (1910)?

Ioannis Chryssafis [1873 – 1932], uno dei più importanti scrittori greci e anche il fondatore dThe Anatomy of Melancholy by Robert Burton [Madman detail] - Renaissance Period Engraving [Unknown Artist] 01ella scienza dello sport in Grecia fu il primo a tradurre in greco l’opera omonima di Strindberg. Egli osserva: ‘La riflessione delle opere di Strindberg per il pubblico e / o il lettore non è semplicemente che in questo vano mondo esistono -da una parte- i cattivi e mostri odiosi che affliggono la brava gente, laboriosa e onesta, e -dall’altro- persone buone e morali che lottano contro il male. Il pubblico di Strindberg lascia sempre il teatro con un’impressione che alla base dell’esistenza c’è un unico e solo martire: l’uomo, torturato dalla natura, dagli altri e da se stesso. Ma fa seguito subito un’altra impressione, l’idea che questa condizione può e deve essere modificata; e che le catene con le quali -per motivi e cause che oggi potrebbero non esistere più ed essere decadute alla luce delle nuove esigenze dell’era- l’uomo stesso si è imprigionato, egli è in grado di spezzarle definitivamente, in modo da essere in grado di prendersi cura da solo, senza fare affidamento solo su un aiuto dall’Alto o delle sue piccole divinità che da solo si è messo in testa. Questa è la linea generale lungo la quale si snoda quasi tutto lo sforzo letterario di Strindberg‘. [2]

Queste non possono essere solo parole. Il XX secolo è stato costellato di nuove informazioni, ispirazioni, scoperte, ma anche grandi difficoltà per il mondo intero. Lo sforzo delle persone nell’adattarsi alle nuove situazioni loro imposte, marchia ciascuno dei loro giorni come sconosciuto, ed offre loro principalmente ansia /angoscia per il domani. Lo scrittore Knut Hamsun [1859 – 1952] cita: ‘La gente di oggi e in particolare, i giovani, sembrano depressi e tristi e senza molta speranza nella vita, perché la conoscenza consapevole si è svegliata troppo presto dentro di loro e così hanno perso la capacità di immaginazione. Tuttavia, secondo Strindberg, diventare neuropatico e ipocondriaco non è qualcosa di utile, anche per i motivi di cui sopra. Ma ciò che conta di più è che Strindberg capisce, riconosce e accetta che la psicologia attuale dei caratteri è del tutto insufficiente a descrivere le disarmonie degli esseri umani moderni ‘. [3]

L’Anatomia della Malinconia, sia come contenuto del pensiero di Robert Burton [1577 – 1640] sia nel suo libro (The Anatomy of Melancholy, 1621), sia come tendenza verso una illusione positiva da definirsi ispirazione, mostra come una cascata di eventi consentono di dare forma -con l’aiuto della caratteristica umana della mimica, a un unico flusso – psicologia – moda… in arte come nella nostra mente, in sé stessa! Analizzando il termine malinconia, ci colpisce la prima definizione della parola data da Ippocrate [5° secolo aC], come la bile nera. Questo liquido è stato descritto già anticamente comeThe Anatomy Of Melancholy [Paradise Lost, 2007] - Album Cover Art by Seth Siro Anton uno delle quattro secrezioni prodotte dal corpo umano che consentono di determinare i differenti stati della nostra condizione fisica. La bile nera (Gk. melan chole), il sangue (Gk. haima), il muco (Gk. phlegma) e la bile gialla (Gk. chole) -cosi come le cita il medico e chirurgo Galeno [2° secolo dC]- elementi utilizzati ancora oggi per valutare il comportamento corporeo. L’eccesso di bile nera nel corpo induce a un carattere malinconico. Pertanto, la malinconia del periodo nero in Europa, nell’era di Hamsun e Strindberg, non stava solo nelle negative realtà politiche e sociali, e neppure esclusivamente in fattori biologici. La tendenza di quel periodo negativo potrebbe essere un dato di fatto, ma che potrebbe non interferire nella psicologia umana senza cause specifiche. Si tratta invece di un concorso di elementi correlati, anche prendendo in considerazione coloro che si sono resi responsabili di aver creato Eventi Storici (per usare un termine educato). Eventi che si ripetono, come la natura stessa comanda nei suoi modelli. Un esempio concreto è quello del guscio della conchiglia. “Chi e perché ha creato la conchiglia?” Il filosofo francese Paul Valéry [1871-1945] ostinatamente si chiede, nel suo saggio L’Uomo e la Conchiglia [L’Homme et la Coquille (Variété V)]. L’infantilità della sua insistente domanda potrebbe sorprenderci, chiedendoci come una mente possa insistere su una domanda tanto banale…? L’ignoranza per Valéry è un requisito sottovalutato, sfortunatamente. “Rifiutiamo costantemente l’ascolto della parte innocente che portiamo dentro di noi. Cerchiamo di bloccare il bambino che ci risveglia dentro noi e cerca sempre di guardare le cose con occhi puri”.

Quindi Hamsun aveva ragione nell’affrontare la dura verità sui giovani della sua epoca, scrivendo “(…) perché la conoscenza consapevole si è svegliata troppo presto dentro di loro perdendo così la capacità di immaginare.”? Cerchiamo di non essere severi. C’è una spiegazione per tutto. La prima guerra mondiale e l’età dell’ansia in Europa nel 1920 non poteva che annerire le anime di molte persone e indurire anche gli artisti più romantici.
“Io sono giovane, ho vent’anni, eppure non so nulla della vita, se non la disperazione, la morte, la paura e la superficialità fatua gettata sopra un abisso di dolore. Vedo come vengono impostati i popoli l’uno contro l’altro, e in silenzio, senza saperlo, stupidamente, innocentemente, obbedienti si uccidono l’un l’altro. Vedo i più acuti cervelli adoperarsi per inventare nuove armi per il mondo e trovare parole per renderle ancora più raffinate e durature. E tutti gli uomini della mia età, da ogni parte, in tutto il mondo osservano questo, tutta la mia generazione sta vivendo queste cose con me. Che cosa farebbero i nostri padri se tutti noi improvvisamente ci alzassimo per venire davanti a loro e offrire le nostre ragioni? Che cosa si aspettano da noi se mai un giorno la guerra finirà? Nel corso degli anni la nostra attività è stato uccisa: era il nostro primo richiamo alla vita. La nostra conoscenza della vita è limitata al momento della morte. Che cosa succederà dopo? E che ne sarà di noi?“ Il brano specifico di Erich Maria Remarque [1898 – 1970] è tratto dal romanzo Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale (All Quiet on the Western Front, 1929), e viene utilizzato come esempio in una delle lezioni di Valery [The Age of Anxiety: L’Europa nel 1920], al fine di spiegare che la Grande Guerra del 1914-1918 è stata inizialmente una guerra bene accetta dal popolo e anche benedetta da quei pensatori e artisti che erano non-violenti per natura. Essi credevano che la guerra fornisse cibo per ispirazione e creatività, soprattutto in quanto tutti pensavano che questa sarebbe stata una guerra veloce e gloriosa per coloro che lottavano per la propria patria. Sul fronte interno, naturalmente, le cose erano un po’ diverse, e la stupidità della guerra divenne evidente in particolare in quei soldati che erano riusciti a sopravvivere e tornare a casa.
Di conseguenza, come era possibile per chiunque mantenere il loro sguardo innocente? Valéry non è certo ingenuo. Ma, per un uomo che ha vissuto queste difficoltà e osservato i cambiamenti dentro di sé e attorno a sè, ciò gli dà il diritto di giungere alla conclusione di quanto vane possono essere le “cose” della vita, sempre facendo riferimento alle illusioni di gloria e a futili terre di conquista. La conchiglia, come creatura della natura, vale a dire il nautilus, non conosce confini. Esso è soltanto il guscio della conchiglia senza un specifico paese di origine, e può viaggiare attraverso gli oceani senza passaporto, senza identità. Il suo concetto di spirale non è limitato solo alla forma, ma anche alla sua posizione in qualsiasi miglio sparso sulla Terra. Esso ruota senza fine e si muove senza mai incontrare un altro guscio identico ad esso. Ogni nautilus, ogni conchiglia è unica. Si differenzia anche nel più piccolo dettaglio da tutti gli altri e ha accettato questo fatto, senza paura della diversità, e non importa quale sia il guscio che incontrerà nel corso della sua virata o su quale “altra” costa possa approdare.

Riguardo alla Politica nell’Arte

Le Penseur [Ο Στοχαστής, 1902], Auguste Rodin [1840 - 1917] - MIRROR + RED 2Pertanto, cosa impariamo dalla ripetizione degli eventi nella storia o anche dai modelli stessi generati dalla natura? Ovviamente, il fatto stesso che ci possono insegnare qualcosa, semplicemente osservandoli. Dobbiamo permettere a noi stessi di ascoltare e guardare con occhi puri (ripeto). Per il pittore russo Wassily Kandinsky [1866 – 1944], la ripetizione gioca un ruolo ancora più importante. Nel suo libro La Spiritualità nell’Arte (1910), egli cita l’importanza della ripetizione di modelli e colori, ma attraverso la ripetizione della sua forma ogni volta introduce sempre una piccola variazione. Secondo Kandinsky, la ripetizione porta alla maturità. Lo stesso dicasi per il suono: “La ripetizione di suoni uguali e il loro accumulo graduale intensifica l’atmosfera spirituale nella sua essenza più bella, per approfondire le emozioni (…). Si potrebbe paragonare ad un individuo che riceve una forte impressione da qualche azione costante e ripetitiva, sia essa pensiero o sentimento, anche se è difficilmente in grado di assorbire le diverse azioni (…). “I colori vibrano. La loro fusione è una lotta, una contraddizione, un contrasto che crea la nostra armonia personale. Questo non è altro che la necessità interiore dell’artista, che deve sinceramente esprimere, attraverso il suo lavoro, la specificità della sua anima e la specificità del suo tempo. L’era dei primi del XX secolo è stata sicuramente scura, o in altre parole colorata di “nero”. Come Kandinsky definisce il nero (come colore)? : “Come il nulla dopo il tramonto, il nero suona come un eterno silenzio senza futuro nè speranza. Rappresentato in musica, il nero è come una pausa finale, che precede l’inizio di un altro mondo, ma che significa una conclusione, perchè il cerchio è completato. Il nero è qualcosa che si estingue come una pira già arsa, qualcosa di immobile, cadaverico, che non ha alcun collegamento con tutte le occorrenze, e accessibile a tutte le cose. E ‘come il silenzio del corpo dopo la morte, la fine della vita. Esternamente, è il colore meno armonico ma, per tale motivo, tutti gli altri colori, anche i più deboli, appariranno più forti e più precisi al confronto.” La miscela di nero (oscurità) con il bianco (chiarezza) è la seconda opposizione più potente, la creatrice di stagnazione che da vita all “immobile” grigio (equivalente al verde).

Momo (1973), il racconto per gli adulti di Michael Ende [1929-1995] non è irrilevante. Conosciuto anche come I Signori Grigi, la storia descrive nel migliore dei modi il colore del suo periodo, ma soprattutto, del popolo stesso, in contrasto con la purezza e l’aspetto incontaminato di una bambina (Momo), mentre lotta per vincere il tempo perso addietro. Per favore, permettetemi di associarlo a Il Processo [The Trial (1914, Edizione: 1925)] di Franz Kafka [1883-1924], in cui le caratteristiche del colore grigio, riflettono sia l’atmosfera quanto l’inerzia dell (anti)eroe, mentre esprime una ragionevole opposizione, rispetto alla testardaggine della bambina Momo.

Kandinsky, nel suo libro, dà lo stesso peso alla forma cosi come al colore, ampliando il concetto a un livello sociale. Egli paragona la vita spirituale dell’umanità ad una piramide, l’artista con la sua opera ha la missione di guidare gli altri verso la vetta.. La parte superiore della piramide è per quei pochi, grandi artisti. Si tratta, in altre parole, di una piramide spirituale, che avanza continuamente in un graduale crescendo, anche se a volte può sembrare immobile. Durante i periodi di declino, l’anima scende sul fondo della piramide, cioè in quei momenti in cui l’umanità cerca solo il successo superficiale, ignorando le forze spirituali.

Possono gli artisti essere definiti egoisti o sognatori con la testa tra le nuvole (per assurdo)? Questo dipende sicuramente da vari fattori quali il periodo in cui vivono e creano, se sono in grado di creare -a causa di determinate circostanze- e quanto queste condizioni li rendono testardi (nel senso di pervicaci) e da come… vedono le cose. La forma, per un artista è un elemento soggettivo. Un po astratta per molti (come per il caso W. Kandinsky) o molto più precisa, per gli altri. Il “tema” che un artista toccherà con il suo lavoro permetterà di essere indirizzato ad un pubblico più vasto e specifico e potrà essere espresso in un modo diretto o indiretto. Molti artisti scelgono temi di attualità e sperano di riuscire a cambiare il mondo attraverso la loro arte. Così, si arriva alla “espressione” che probabilmente, abbiamo segretamente aspettato. Come può un uomo, anche un artista, cambiare il mondo? E, soprattutto, perché dovrebbe aspirare ad un intento così sfuggente? Ora, torniamo alla domanda se possa essere considerato egoista o pazzo. Forse entrambe le cose, forse niente di tutto ciò. Gli artisti non potranno cambiare il mondo, almeno non direttamente e non di fronte ai loro occhi, ma cambieranno il proprio mondo, il punto di vista del loro lavoro, che non è altro che il riflesso della loro anima, dal momento che è in diretto rapporto con ciò che è reale. Essi stessi si sorprendono di questo cambiamento. Anche dopo la lotta interiore che è necessaria per accettare questo cambiamento.

La Metamorfosi (1912) dell’eroe di Kafka non era facilmente accettata dai suoi familiari. Una mattina si sveglia improvvisamente trasformato in uno scarafaggio. L’idea che quello che oggi è difronte a noi è un insetto disgustoso, genera disgusto – inizialmente – anche a lui stesso. Come ha potuto diventare così diverso? Perché? Perché questo accade in particolare proprio a lui? L’accettazione di se stesso gli richiederà del tempo. Un altro esempio di comprensione e accettazione di sè è il film Elephant Man (1980) di David Lynch [1946 -]. Interessante è vedere il caso del regista Romain Goupil [1951 -] e quanto tempo egli impiegherà per accettare il suo destino, a demistificare alla fine la sua lotta di giovane [Michel Recanati] Romain Goupil - Mourir a 30 ans  [04] Cop. ARTE F - MK2 - edituomo, i sogni dei suoi compagni (con menzione speciale a Michel Recanati) e la consapevolezza della realtà, attraverso il suo documentario autobiografico Mourir à 30 Ans [Morire a 30 Anni (1982)] La libertà di pensiero rimane una bella idea, anche se ha bisogno di essere sostenuta. La tragicità del momento, che ci fa rendere conto della realtà, è uguale all “assassinio” del vecchio Sé e all’accettazione della diversità in piena coscienza. Nondimeno questo momento è sempre accompagnato da una salvezza; la Catarsi, una necessità nel dramma antico che, come si può leggere, è stata uno delle principali concause del Maggio ’68 a Parigi. Lo stesso Maggio smentito dal regista Goupil. Caso contraddittorio, si potrebbe facilmente concludere. Eppure si tratta di arte e l’arte è libera di usare contraddizione ed ironia, quale enigma che non rimarrà comunque irrisolto. C’è sempre un momento di rivelazione, c’è sempre il momento in cui tutto davanti o intorno a noi si apre a una nuova prospettiva, a un nuovo concetto e, infine, ad una spiegazione perfettamente logica. Di conseguenza, l’artista deve correre il rischio di essere considerato egoista o pazzo, a riguardo -sempre- della sua stessa creazione. In altre parole, egli deve avere l’onestà di saper ascoltare e di mantenere lo sguardo puro. Ma, soprattutto, egli deve aver fede in quella forza invisibile che lo spinge a perseverare.

Il Conosciuto Sconosciuto e Un Altro [4]

Un tale esempio di “pervicacia” lo incontriamo anche nel caso dell’architetto e compositore Iannis Xenakis [1922 – 2001]. Nato in Romania, da profughi genitori greci, egli cresce in un ambiente circondato dalla musica. Nel 1932 Xenakis si sposta a Spetses (Grecia), dove scopre il suo amore anche per la matematica e la letteratura greca e straniera. All’età di 16 anni si trasferisce ad Atene, dove si sta preparando per gli esami di ammissione per l’Università Nazionale Tecnica, mentre nello stesso tempo inizia a prendere lezioni di composizione musicale. Due anni più tardi, viene accettato nella NTU, ma viene chiusa il primo giorno del corso (28 ottobre 1940), quando le truppe di Mussolini invadono la Grecia. Iannis Xenakis partecipa alla Resistenza (contro il fascismo) unendosi alle manifestazioni contro gli invasori, finendo con l’ essere incarcerato più volte. Mentre era in prigione, i libri di Platone, Marx e Lenin gli fanno compagnia. Quei momenti memorabili saranno successivamente recuperati, esprimendosi attraverso molte opere di Xenakis. La sua composizione musicale Nuits [Notte, 1967 (per Coro Solo – 12 voci miste, basato su fonemi dialettali vari, come il sumero, l’assiro e l’Acheo)] ne costituisce un esempio ed è dedicato a tutti i prigionieri politici di tutto il mondo. Il compositore, come si legge sulle istruzioni della partitura riguardo all’interpretazione, cita: “Nella mia musica c’è tutta l’agonia della mia giovinezza, della resistenza e dei problemi estetici creati, in unione con le voci di protesta e rumori misteriosi che aleggiano nell’aria , i suoni mortali durante la fredda notte di dicembre del 1944, ad Atene. “Non si può dire con certezza se l’aria parigina abbia interessato Xenakis allo stesso modo in cui ha influenzato Goupil, ma tutti e due sicuramente onorano i compagni delle loro visioni. Essi celebrano i momenti che hanno vissuto con loro rivedendoli artisticamente.

Questo è lo stesso sguardo dolce dell’architetto Xenakis, mentre guardava i disegni di Le Corbusier [1887-1965] (nel cui ufficio ha lavorato in quei tempi, anche se in clandestinità). Tali piani architettonici furono destinati alla Esposizione Expo 1958 paviljoen van PhilipsMondiale Expo 1958 di Bruxelles. Xenakis, come spiega l’architetto e musicista Vaios Zitonoulis, “scopre” e adatta alla terza dimensione un disegno su carta, dando una prospettiva diversa perfino alla forma dello stomaco di una mucca (su cui i disegni di Le Corbusier erano basate), probabilmente ispirato dal grafico (spartito) di Metastasis (1954), composizione di Xenakis. Dal momento che il desiderio di Le Corbusier era quello di creare un “poema in una bottiglia”, il contributo di Xenakis è stato fondamentale per la nascita del famoso Padiglione Philips. Tuttavia, la collaborazione più efficace e creativa in quest’opera, si è limitata tra il compositore Edgard Varèse e Iannis Xenakis, mentre Le Corbusier svolse solo un ruolo -marginale- di supervisione. Il locale è pieno di colori, ombre, proiezioni di immagini in bianco e nero e una lunga serie di centinaia di relatori (un progetto commissionato da Philips, per promuovere il loro nuovo equipment) che arricchiscono l’atmosfera con suoni (Poème Electronique, composto da Varèse e un inserimento di Concrèt PH di Xenakis). Il Padiglione (purtroppo demolito dopo la fine dell’Expo) è passato alla storia come uno dei più importanti progetti dell’epoca e Xenakis fu costretto in seguito ad andarsene dall’ufficio di Le Corbusier, licenziato da quest’ultimo non appena tornato a Parigi. Quanto una ritorsione come questa può aiutare a fare di un artista un genio e perché? La minaccia per il “diverso”, per l’”altro”, lo “strano” rispetto al familiare, al noto, al l’ego (io) e il non-convenzionale, è un fatto inevitabile senza tempo ed è una realtà. Come il compositore Eric Satie [1866 – 1925] che osa trascrivere le note rimuovendo le stanghette verticali dalle righe orizzontali del pentagramma, ai primi del XX secolo, così Xenakis chiamerà i suoi spartiti musicali “disegni di architettura”, mezzo secolo più tardi.
[02] Poem in a Bottle - the plan in form of a stomach of a cow [concept by Le Corbusier][03] Poem in a Bottle - sound routes [concept as developed by Xenakis]

Questi segni neri (Gk semia) su carta (vedi: semiologia), noti anche come le note sul pentagramma (cioè notazione). Il greco Xenakis, esule in Romania e poi in Grecia e in Francia, l’anno della sua nascita e l’olocausto in Asia Minore. I Greci di Smirne cercano rifugio nella loro terra d’origine, la [04] Metastasis [1954] - Iannis XenakisGrecia, ma vengono accettati con riluttanza dai Greci “residenti”. Le casalinghe di Smirne nelle aree dei rifugiati vengono rinominate pastrikies (Gk. dialetto; pulite) dalle donne locali greche che erano gelose dei loro mariti, sulle quali avevano posato gli occhi. Le donne greche hanno caratteri somatici stranieri, nella loro vera patria; esse sono considerate diverse, qualcosa di differente dal solito. Quindi, che tipo di limite ne possiamo rilevare nella storia? Date importanti e simboli sulle bandiere. Un vocabolario specifico e un comodo misticismo astratto. Il Rapporto Aureo 2:1 (Φ = 1.618) del nautilus ed il suo meandro (Gk. meandros) viaggia da Pitagora e Fidia (Gk. Φειδίας) al Fibonacci, perdendo il colore e il concetto di libertà e di evoluzione, a causa di idee sbagliate… il “Modo Dorico” passa a “Frigio”, durante il Medioevo, e lo Xenios Zeus e Athena Xenia – patroni degli stranieri – invertono i loro ruoli… Come può la frazione S/s di Ferdinand de Saussure [1857 – 1913] trasformarsi nel s/S di Jacques Lacan [1901-1981]? Cosa trasforma questo rapporto, per ciascuno dei due valori, dove s = significante e S = Significato? Ad esempio, il significante della parola “chiave” , è il “nome” che diamo all’oggetto oppure alla sua forma. Ora, il significato è il significato di essa (la stessa, o la chiave di violino, o il codice, o uno strumento). Per Saussure, il significante e il significato è la forma e non la sostanza, e, come egli nota “Il segno linguistico parlato riunisce non un oggetto o un nome, ma un concetto e un’immagine acustica”. Più tardi, Lacan evolve questa teoria, spiegando che il Linguaggio consiste in una catena di significanti, che è una realtà fluida che agisce indipendentemente dal significato. Prendendo un altro esempio, come il meandro (o clavicola), questo dettaglio decorativo /motivo (abbigliamento, ceramica, architettura) dei tempi antichi, e ricercando la sua etimologia, troviamo questo motivo in un vaso di ceramica, che rappresenta un incontro di boxe, illustrando le palme delle due atleti che si tengono strettamente per formare il loop del meandro. Si tratta di un comune (nascosto) segreto degli antichi greci, usato come un codice in cui identificarsi. Tuttavia, al giorno d’oggi, il meandro sembra aver perso ogni (originale) senso della logica (!), Questo da quando i presunti amanti del mondo greco antico -con i loro piani arroganti anche contro l’umanità- hanno abusato e umiliato l’ importanza del simbolo, mentre, gli amici della antica storia ecumenica temono di essere catalogati come fascisti, per il semplice motivo di ammirare e lodare il meandro, utilizzandolo come simbolo. Ora, se si pensa alla forma del meandro, essa non è altro che il momentum, il flusso e la spirale, ed è l’evoluzione, la natura, la vita stessa. È, per esempio, l’unione delle due correnti di aria o acqua. La Conchiglia stessa e la persistenza di Valéry nel ricercare la sua costruzione. E’ la ricerca stessa, e la sua necessità di essere praticata, fugando l’ignoranza. Il mea (Gk. maia = cerca, ricerca) di ander (Gk. andras = uomo), viene spiegata da M. Kalopoulos nel suo libro (La Grande Menzogna, 1995).
Così, con nostra sorpresa, ci sono dei momenti che ci ricordano quanto fragile e fluido sia il tutto. In altre parole, tutto scorre e inevitabilmente si evolve nel tempo, di cui a volte -semplicemente- noi ce ne rendiamo conto, solo mettendoci in una nuova posizione.

The Alexandria Library, Egypt [Snohetta Architects (Norway)]L’architetto e teorico Nikos Georgiadis (membro fondatore degli anamorphosis architects) spiega che “L’Anamorfosi in Psicoanalisi si intreccia con i concetti di inconscio, di vero, di sintomo, di impulso di morte, ecc. In altre parole, il fatto di mostrare qualcosa di normale e ricostituito non è affatto un privilegio. Né si tratta di un fenomeno ottico formante un campo di coscienza. Al contrario, si tratta di un improvviso, piacevole, inaspettato, accidentale e incontrollato avvenimento. In generale, si tratta di un non-punto, che turba la serenità di coscienza, l’unità e la costituzione (visiva, uditiva, ecc) di un progetto sia visibile che udibile”. L’ Anamorfosi in psicoanalisi e in particolare l’approccio di Lacan, è forse l’influenza più importante di N. Georgiadis e dei suoi colleghi.
Nel suo articolo Anamorfosi : Oggetto psicoanalitico, dichiarazione sintomatica della forma [5], si legge: “‘L’Anamorfosi è un concetto psicoanalitico introdotto da J. Lacan per spiegare la natura morfica dell’inconscio e delinea un campo scientifico sulla partecipazione attiva della forma nella struttura psichica del soggetto. Esso descrive il processo di comparsa accidentale di ciò che è percepito “normale”, come un’immagine distorta, che se osservato da una posizione specifica sembra normale. In questo modo si determina il rapporto (sintomatico e morfologico) dell’oggetto reale alla coscienza (visiva, simbolica, rappresentativa) dell’ Io /ego e indica contemporaneamente la presenza /attivazione di una posizione nello spazio “esterna” (dentro e fuori) dal campo consapevole del quadro come una dialettica potenziale di ciò che è specifico /reale‘.
E continua: ‘Anamorfosi in quanto problematica architetturale dimostra qualcosa di più che la forma sintomatica insita nella nostra coscienza ottica sulla mappa della prospettiva classica. Essa mette in evidenza la condizione strumentale di ciò che è “normale”, la via del “normale”, come una auto dichiarazione /processo di (ri)piegamento della forma verso il fatto cosciente simbolico della volontà e legge la deformazione specifica come una iper-formazione, vale a dire non come una funzione regolatoria (es. espressione di brutto, deforme), ma come un modo di articolare la forma di per sé. E ‘ strettamente basata sul quadro concettuale dell’oggetto psicoanalitico, ma lo migliora e lo ridefinisce; da una sintomatica (sub)affermazione di auto-dichiarazione, fino alla condizione spaziale. Allo stesso tempo, rileva segni di complementarità tra la psicoanalisi e l’esperienza architettonica e innesca una relazione tra l’inconscio e il subconscio – un concetto simile a quello della “anamorfosi” e il “mancante”. In questo contesto, la “anamorfosi”, si evolve come una nuova concezione dello spazio, come una teoria e una pratica direttamente connesse con l’architettura, ed è potenzialmente un prolungamento della critica psicoanalitica. E stimola il soggetto a pensare nello spazio, piuttosto che (riguardo) allo spazio. In altre parole, si evidenzia lo spazio fisico quale una struttura mentale e modo di pensare, in tal modo cosi la creando una posizione critica nei confronti di tutte le teorie sviluppate sullo spazio e, di conseguenza, i suoi processi di pianificazione e di implementazione‘.

Anamorphosis Architects Μουσείο του Ελληνικού Κόσμου, ΙΜΕ [Ίδρυμα Μείζονος Ελληνισμού]

reCapitolando : anelli spaziali

L’anamorfosi della verità, delle parole, dei concetti, delle lingue e della storia è costantemente attiva. Non cessa mai. Questo sviluppo potrebbe non essere compreso con i nostri occhi, ma rimane una realtà, dopo tutto. Il tempo aveva sempre avuto un significato soggettivo dal punto di vista di ciascuno. Il nostro tempo, tuttavia, è utilizzato solo ad una velocità elevata, così che la pazienza di Momo sembra grigia, ancora una volta. “Il tempo che scorre, è il simbolo vivente che convalida il bisogno umano di adoperarsi per tutto ciò che di umano c’è dentro di noi”, descrive Ende. Al giorno d’oggi, i simboli e le etichette, sono alla fine l’unica prova accettabile, all’interno di un sistema umano (?!) cercando di ricordare il senso dell’udito. La percezione uditiva di ciascuna persona accanto a noi e ancora di più, fuori del nostro “noi stessi” In altre parole, si tratta di un sistema che cerca di ricordare il senso e l’emozione stessa. Pertanto, se abbiamo bisogno di simboli per comunicare l’uno con l’altro, attiviamo la potenza dei sensi reali. Inoltre, non sarà la prima volta nella storia, che altri creatori folli come già sono esistiti in passato, hanno costruito -nella loro mente- mondi “ideali”, sopra le nuvole, nel mare, nella natura… Gli Uccelli (414 aC) di Aristofane, dopo secoli ritrovano finalmente una casa nell’isola di Utopia (1516) di Tommaso Moro [1478-1535]. La maggior parte delle copie del libro di Moro furono ridotte in cenere, tanto minacciavano la tranquilla coscienza della sua epoca. Ray Bradbury [1920 – 2012] ha scelto l’ironia artistica e l’esagerazione nel suo romanzo distopico Fahrenheit 451 (1953), in cui era richiesto uno speciale dipartimento dei vigili del fuoco per bruciare i libri. Non importa quanti libri e biblioteche bruceranno ancora, Pandora farà sì che noi resteremo curiosi… strani… differenti…

Shell in Eb [with meandros decorative pattern]La necessità di ricerca non si spegne, indipendentemente dal numero di libri che sono stati bruciati ad Alessandria o a Roma. E se per Kandinsky il concetto di rosso (fuoco) è il colore senza limiti, il colore della vita e della passione, che crea una forte nota di tenace immenso potere, allora che cosa è per noi? Come si fa a modificare il colore, la forma e la parola, un secolo dopo, e quanto siamo riusciti a superare la crisi del pensiero? Quanto è facile o difficile alzare gli occhi e vedere l’esistenza di nuovi luoghi, idee e sguardi, che fondamentalmente erano sempre stati lì? In che modo l’angolo nella nostra stanza che abbiamo scelto o il nostro posto nella società, può condizionare il nostro punto di vista e la percezione, così come la capacità di gestire le varie situazioni? A quale dei tre livelli Lacaniani siamo difronte e oseremmo -con una licenza poetica- compararlo con gli effetti delle tre fasi della Fata Verde? Se finalmente riusciremo superare i nostri ego, passando dall’Immaginario al Simbolico, avremo il coraggio di andare oltre, al terzo livello, quello del Reale? In una realtà, che, proibita come è, certamente nasconderà cose strane e meravigliose, che ci aspettano per essere ascoltate.

…il assenzio verde è finito;
è giunto il momento di produrre il vino rosso di noi stessi!

[[ fonti maggiori ]]

Anamorphosis Architects [Nikos Georgiades & Vaios Zitonoulis]
Ende, Michael, Momo (Psychoyios Editions, 1984, Athens)
Goupil, Roman, Mourir à 30 Ans – 97′ (France, 1982)
Kandinsky, Wassily, Concerning the Spiritual in Art (Nefeli Publishing, 1981, Athens)
Karolyi, Otto, Introducing Modern Music (Penguin Books, 1995, London)
Sir More, Thomas, Utopia (Wordsworth Ed. Ltd, 1997, Hertfordshire)
Valéry, Paul, Man and the Sea Shell (Indiktos Printing & Publishing, 2005, Athens)
Iannis Xenakis

[[ riferimenti di testo ]]

1. What You Are Listening To – Porcupine Tree [Up the Downstair, 1993] – [It; Ciò che stai ascoltando sono musicisti che suonano musica psichedelica, sotto l’effetto di una alterazione mentale chimica chiamata…]
2. Yiatsis, S., D. Kantzidis, P. Linardos, Ioannis Chryssafis, o pateras tis ellinikis physsikis agogis,
sto KE’ Panellinio Istoriko Synedrio, 21-23.05.2004 – Ioannis Chryssafis,
Il padre della educazione fisica greca, XXV Convegno di Storia greca, 21-23 Maggio 2004
(Società di Storia Greca, Atti del Convegno, ristampato, Salonicco, 2005)
3. Estratto dal programma dell’opera teatrale Il Padre di August Strindberg,
Teatro Nazionale (Palco Centrale, 24.03-24.04.1988.
Tradotto da Ioannis E. Chryssafis, editori di programma: Vassilis Nikolaides, Tassos Roussos)
4. Il Conosciuto Sconosciuto e Un Altro: Uno; termine usato in psicoanalisi,
riferendosi alla Io / me / ego, come spiegato da Sigmund Freud, Jacques Lacan, etc.
5. Anamorphosis: Psychoanalytic object, symptomatic statement of the form, 2004,
‘Anamorphosis. Architectural theory and practice – Projects’, Design + Art in Greece
(Themata Chorou & Technon – Issues about Space & Art), issue No 35, pp. 56-69

[[ traduzioni ]]

english | ελληνικά
tradotto in italiano da
dario dwe vergani

dedicato a
un caro elfo
…e ogni momento

anamorfosi : revisione è scritto da anna stereopoulou (agosto-settembre 2012), dalla necessità
di ri-visualizza ambiti e punti di vista, e, quindi, accogliere ogni nuovo [personale e sociale] traguardo,
utilizzando e condividendo la chiave di tutti noi portare all’interno della nostra mano…
share ~ unlock libero

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: